TM1F (2012)

TM1F, cioè una banda di amici

“On à mis un jour à se connaitre et avant de finir on était une bande”. Mai frase fu più profetica e mai motto fu più azzeccato… Stampato in un listello ad uso e consumo dei giovani frequentatori del Centre Léo Lagrange, sull’Isola di Ratonneau, questa frase avrebbe racchiuso tutto il significato della nostra scorribanda ad EU-095. Una spedizione pianificata da tempo con perizia e abilità da Andrea IZ2LSC con il prezioso supporto in loco di David F5SDD: una “radioscampagnata” (come piace definirla a me) che ha messo insieme quattro amici che in un giorno di aprile si sono messi per strada carichi di passione, radio e antenne e sono tornati come una vera squadra.

Ratonneau fa parte dell’Arcipelago di Frioul, un gruppo di isole che – assieme ad If e Pommègues – giace nel Golfo di Marsiglia, a pochi chilometri dal Porto Vecchio. Base della flotta romana che assediò Marsiglia nel 49 a.C., nei secoli successivi diventò sede di un lazzaretto prima e di una stazione di quarantena per le navi in ingresso al porto poi. Circondata dall’azzurro intenso del Mediterraneo, oggi è sede di un attrezzatissimo porto turistico che ne costituisce l’attrattiva principale; la facilità con cui si raggiunge da Marsiglia (un quarto d’ora di motonave a tutta manetta) ne fa la destinazione ideale per una salutare gita a base di mistral carico di iodio, percorrendo magari i tanti sentieri che si inerpicano su e giù per le suggestive calanques.

Ma è anche la destinazione ideale per quegli attivatori di IOTA un po’ pigri come noi, che non disdegnano certe comodità ma che vogliono ugualmente una destinazione appetibile: non è un caso se l’attenzione si è focalizzata su questa referenza, uno dei pochi gruppi europei ad avere uno score relativamente basso nelle classifiche del diploma britannico. Con una percentuale di accrediti di poco superiore al 30%, il bocconcino per i cacciatori di isole si fa particolarmente succoso. Aggiungiamoci anche la nuova referenza Flora Fauna FFF-390, concessa per l’occasione dal Board del diploma francese in virtù della costituenda area protetta proprio per l’arcipelago, ed è bastato poco per far rizzare le antenne agli appassionati del genere.

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La flora locale, in piena fioritura primaverile.

Con un sapiente lavoro di cesello, Andrea IZ2LSC ha confezionato un ottimo sito web su cui è stato fatto girare un bellissimo teaser e su cui sono state date le informazioni principali sulle operazioni; da lì ai bollettini DX il passo è stato breve e in poche ore dalla release della notizia i principali punti di riferimento dei Dxer ci avrebbero dato la copertura mediatica necessaria per non lasciare dubbi (se mai ce ne fossero stati) sulle nostre serissime intenzioni.

Intenzioni che il team ha condiviso sin dall’inizio, nelle fasi di panificazione operativa e di messa a punto del setup. Digerite le rinunce eccellenti (amici veri che avremmo voluto davvero con noi ma che per varie ragioni hanno dovuto passare la mano), oltre al già citato Andrea IZ2LSC hanno arricchito il team Ivano I2RFJ (Honor Roll di lungo corso con esperienze nelle isole croate e da HV5PUL) e Alberto IV3BSY, fresco reduce dal Nepal – assieme al sottoscritto – col team 9N7MD. Un mix di esperienze e competenze operative messe insieme soprattutto con uno scopo: testare la “futuribilità” e la tenuta del team in vista magari di obbiettivi ancor più ambiziosi e sfidanti.

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Alberto IV3BSY a poppa dopo aver caricato tutto il materiale.

Esperienze come Ratonneau servono anche – e soprattutto – per fare il punto della situazione sui materiali, oltre che tenere in allenamento le capacità operative degli operatori. Il comodo e spazioso furgone rimediato coi potenti mezzi di Ivano ci ha concesso il lusso di portare davvero molto più materiale di quello che forse avremmo potuto ottimizzare a priori. E così nella short-list finale non si è lesinato su tre stazioni complete: due FT-1000MP, un FT-857, un Acom 1010 e un eccellente HVLA-700 della RF Power che il gentilissimo e competente Dino ci ha prestato in veste di main sponsor tecnico della spedizione. E poi le antenne: una immancabile (e onestissima) Settepiù, un sorprendente set di dipoli verticali per le bande dai 10 ai 20, la verticale da battaglia per i 30m, le immancabili canne da pesca in fibra e i sempreverdi dipoli. Un setup decisamente sovradimensionato e la cui eterogeneità ha però dato interessanti spunti di riflessione, soprattutto nella resa finale di antenne e apparati. Dati che sicuramente costituiscono un bagaglio di know-how che risulterà a tutti noi molto valido nelle prossime (e auspicabili) attività.

Dopo un paio di cicli di carico/scarico del materiale a bordo della motonave, lo sbarco sull’isola è stato facilitato da David F5SDD (il nostro “agente” in loco) e da Phil F1AEY che si sono preoccupati di trovare un utilissimo furgone di proprietà del Centre Léo Lagrange per il trasporto del materiale direttamente davanti allo shack. Dopo i convenevoli di rito, le foto e una buona dose di ham-spirit che ha rinfrancato l’animo dopo sei ore di gradevole viaggio, è iniziato l’allestimento delle stazioni e delle antenne, secondo uno schema che era stato preventivamente studiato e ottimizzato addirittura su Google Earth. In un pomeriggio di sole mediterraneo caldo e piacevole, con la brezza piena di buonumore che spirava da meridione, sono state sistemate le antenne per i 40/80, la Settepiù e la verticale per i 30. Pronti ovviamente per la prima sessione notturna, con l’intenzione poi di installare ulteriori antenne l’indomani per le altre bande, laddove si fosse manifestata qualche buona apertura.

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Ham-spirit: Phil F1AEY, Andrea IZ2LSC e David F5SDD.

Il segnale fortissimo con cui l’amico Bruno IW3HXR ha risposto al primo CQ in 40m SSB è stato semplicemente il preludio al leitmotiv che avrebbe caratterizzato i giorni successivi: da mattina a sera, in tutta Europa, il segnale di TM1F avrebbe portato gli S-meter ben oltre il nove. Era solo l’inizio di una lunga cavalcata, divertentissima, su pile-up corposi ma disciplinati, cordiali, pieni di ottimi OM pronti a darci un saluto e felici di portare a casa la referenza buona per questo o quell’altro diploma. Tantissimi gli amici che ci hanno mandato un saluto e che ci hanno dato in tempo reale la sensazione che fossimo sulla strada giusta. E finché il dipolo “fronte-mare” faceva cassa in 40m, in 30 iniziavano a mettersi in fila gli irriducibili del tasto mentre lo skip notturno si allungava sempre di più verso gli entusiasti JA inframmezzati da qualche fugace nordamericano. Ivano I2RFJ avrebbe avuto un gran lavoro, in digitale: soprattutto per tutti quegli appassionati di PSK-31, che andavano a caccia della referenza IOTA per i diplomi di settore e che non gli avrebbero dato tregua chiedendogli QSY e cambi di modo.

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The greyline is out there: la verticale dei 30 al tramonto.

Senza rinunciare al piacere di pranzare assieme, di farci due risate a cena, di berci un buon caffè e fare una colazione ricca al mattino, ognuno di noi ha avuto la sensazione di contribuire ad un risultato che, con il passare delle ore, si andava materializzando inatteso. Forse è stato anche questo spirito pieno di goliardia a rendere tutti più rilassati, a far sì che i turni fossero leggeri, che i cambi di operatore fossero naturali; consapevoli che avremmo avuto il nostro “momento magico”, al microfono o al tasto. “Oh, ma quanti sono i tedeschi?”, ci siamo chiesti tante volte io e Alberto alternandoci a staffetta in 40m fonia, dopo aver messo a log l’ennesimo DL. Ma non solo i tedeschi: italiani, cechi, russi, inglesi. Complice il “dipolo del nonno” (la V invertita per i 40 così affettuosamente ribattezzata), il numero dei QSO aumentava di ora in ora, sfiorando rate da top-contest-station. Come aumentava l’interesse oltreoceano per una referenza IOTA piuttosto rara, da quelle parti, con mail a tratti quasi disperate di amici che ci invitavano a cercare il momento buono e le aperture per il Nord America. Tutto fieno in cascina destinato alle mani di Antonello IK2DUW, esperto manager a cui abbiamo affidato la gestione del traffico QSL.

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Ivano I2RFJ alle prese con gli amici dei modi digitali.

E il feedback costante del cluster non ha fatto altro che darci coraggio, ora dopo ora, confortati dalla resa delle antenne e dall’affidabilità di apparati e lineari che non hanno perso un colpo. Se da un lato l’accoppiata Acom 1010 e FT-1000MP era più che collaudata, soprattutto a livello contest, è stato sorprendente vedere come l’italico RF Power si sia interfacciato perfettamente con apparati e operatori, offrendo una semplicità d’uso che ha garantito un solido segnale per tutta la durata delle operazioni: un prodotto validissimo e bene progettato (non scalda eccessivamente ed è silenziosissimo), che per dimensioni e peso può essere un’opzione molto interessante non solo per gli spedizionieri.

Forse l’unico vero problema è il tempo che scorre, velocissimo. Cadenzato nei turni operativi, disciolto nei QSO, diluito nei pile-up: è una sensazione che chi va in spedizione conosce bene, con cui si impara a convivere. Succede quando ci si diverte, si sta bene, quando si fa una cosa che ci appassiona. Succede quando il proprio orologio biologico viene settato sulle necessità del team, della spedizione. E’ quando si percepisce affiatamento, il perseguimento di uno scopo comune che non perde mai di vista la semplicità e l’umiltà dell’approccio che abbiamo messo davanti a tutto, pretendendo solamente da noi stessi la fatidica “marcia in più”.

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Fronte del porto: il “dipolo del nonno”, match-winner in 40m.

Ma oltre i fogli Excel, il planning, i data-sheet delle antenne e degli apparati, alla fine si deve tornare a casa con qualcosa. Noi siamo tornati a casa arricchiti e rilassati, intrisi (letteralmente, vero Alberto?) del mare di Marsiglia, del sole e del vento che sapevano già d’estate. Siamo tornati più forti di un’amicizia sincera, fatta di una grande stima reciproca e di una leggerezza d’animo che ci ha fatti prendere sul serio ma non troppo, come è giusto che sia quando si vogliono fare le cose per bene. Siamo tornati a casa con quasi 6000 QSO in tre giorni pieni di radio, un bottino inatteso che vale come riconoscimento inestimabile per quello che abbiamo fatto e per come l’abbiamo fatto. Uno stimolo per migliorarci ancora, pensando già, magari, alla prossima destinazione. Portando magari vecchi e nuovi amici, pronti a condividere le difficoltà e le soddisfazioni, onori e oneri. Potrebbe essere altrimenti per chi prova il brivido di andare almeno una volta nella vita in spedizione?

“Ci è voluto un giorno per conoscerci e prima di partire eravamo una squadra”. Questo, tradotto, quel famoso motto destinato ad ospiti più giovani di noi, appeso nell’auletta che è diventata per tre giorni il nostro shack. Già, una squadra. In un mondo come il nostro, che tira fuori tante volte il meglio o il peggio delle persone, potrebbe sembrare quasi retorico. Ma credetemi, a Ratonneau io personalmente ho vissuto il meglio. Abbiamo, noi tutti, vissuto il meglio della Radio.

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(Articolo pubblicato su Radio Rivista 7/2012)