VK9LA (2009)

CQ from Paradise!

Sotto il segno della Croce del Sud

Per raggiungere la postazione CW al Beachcomber Lodge, circa mezzo chilometro dal mio alloggio, devo attraversare la foresta. Lungo la strada asfaltata che passa a fianco delle due altissime torri del trasmettitore LORAN, sento solo il rumore dei miei passi immerso nel vento del Pacifico del Sud: una brezza tiepida che a tratti fa frusciare le kentiae e i palmizi immersi nel buio. Il silenzio del cielo stellato è fragoroso: la Via Lattea è una striscia ininterrotta, candida, di stelle. Miliardi. Come forse non ne riuscirò mai a vedere tante, ancora, da qualche parte. E la Croce del Sud, un rombo fatto di cinque stelle, enormi, che sembrano lampade lontane appese al cielo. Ora capisco perché nella bandiera australiana galleggi candida in un mare profondo blu, opposta al vigile Union Jack britannico che lega questa terra di infinita bellezza e naturale semplicità alla Storia.

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Io e Maddalena, che mi ha accompagnato paziente e comprensiva (soprattutto dopo le notti insonni al tasto) in questa splendida avventura.

Se ripenso al buio di quelle passeggiate notturne rischiarate dal confortante bagliore di una lampada da casco, non posso che pensare proprio alla storia di quest’isola. Un paradiso scoperto solo alla fine del Settecento dal capitano Lidgbird Ball, che le diede il nome di un ammiraglio inglese. Un paradiso incastonato nel Pacifico, dove le correnti fredde del Mar di Tasmania si fondono con quelle più calde provenienti dal Mare dei Coralli, creando un clima perfetto e un rifugio esclusivo per specie animali e vegetali. Nella storia dell’isola non c’è traccia di insediamenti più antichi di quel primo Old Settlement abitato da pochi coloni britannici. Nemmeno le popolazioni polinesiane pare fossero a conoscenza di questo antico vulcano spento, vecchio sette milioni di anni: troppo lontano da qualsiasi rotta agibile con semplici imbarcazioni; troppo remota per essere anche solo un punto di appoggio per altre migrazioni. Ma abbastanza agevole per i mutton birds, le fregate, gli albatros e tutte le altre specie endemiche e pressoché uniche, tra cui il Rallidae di Lord Howe, un gallinaceo timido e mite salvato dall’estinzione grazie ad un ambizioso programma di tutela ambientale dopo che Lord Howe è diventata Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

VK9LA - Lord Howe Island 2009
Il team: Tex VK1TX, Bill VK4FW, John VK4IO, Chris VK5CP, San K5YY, Lance N2OZ, Bob N2OO, Jay W5SL, Chris VK3QB, Luke VK3HJ, John VK5PO, Pete SQ9DIE, Tony IZ3ESV, Catherine VK4VCH, Viki SV2KBS, Stan SQ8X.

 

Passo dopo passo, penso al mio prossimo turno alla stazione CW. Sono riuscito a mettere in fila qualche ora di sonno, il mio orologio biologico continua ad essere impostato su un fuso orario diverso. So che devo dare il cambio a Bob N2OO e Jay W5SL, che lavorano incessantemente dal pomeriggio sfruttando tutte le opportunità possibili: dalle prime aperture via lunga con la West Coast, per poi passare alla processione disciplinata e quasi marziale dei Giapponesi, per poi tentare l’Europa che si risveglia via corta. Bill VK4FW ha fatto suoi i 30 metri con una verticale monobanda che si rivela essere ideale per la lunga distanza. Mi aspetta la bolgia dei 40 metri, nel cuore della notte, quando so di avere la probabilità più alta di collegare l’Europa e gli italiani: sono qui anche per questo, per provare l’emozione e il batticuore ogni volta che catturo con l’orecchio i due punti che aprono il QSO con le stazioni di casa. E nel corso dei pile-up mi accorgerò che le stazioni italiane saranno tante, davvero tante. Decisamente, il path con l’Italia si apre ad autostrada alle due del mattino locali, nel tardo pomeriggio italiano, quando gran parte degli operatori che ci cercano si mettono in radio e aspettano che ci sia lo spot rivelatore sul cluster. E se di interruttori dobbiamo parlare, la propagazione del Pacifico ha un comportamento molto simile a una lampadina che si spegne e si accende: alle tre di pomeriggio locali, come per magia, i ricevitori cominciano a sussultare per poi tornare silenti attorno alle otto del mattino locali del giorno successivo, al termine di una nottata che chiude in bellezza con gli ultimi sunset in 160 metri. Gli Australiani del gruppo ci avevano avvertiti nei giorni precedenti alla partenza, nel forum creato apposta per i membri del team, che sarebbe stato proprio così; e che molto probabilmente avremmo avuto le maggiori soddisfazioni in 30 e 40 metri, dove in effetti abbiamo portato a casa il grosso dei collegamenti.

VK9LA - Lord Howe Island 2009
Tensione e concentrazione: i primi europei in 40m. (© Stan SQ8X)

La magia e la bellezza di essere parte di una Dxpedition sta forse nella capacità che ha la radio di accomunare persone completamente diverse tra loro, di diversa estrazione geografica e con diverse esperienze pregresse. Ho conosciuto gran parte dei membri del team a Sydney, nella hall di un albergo, dopo le centinaia di mail e messaggi circolati sul forum interno nei tre mesi precedenti alla partenza. Ed è veramente un’esperienza unica ascoltare in diretta racconti di spedizioni passate, di avventure in Paesi “rari” e situazioni “improbabili”; se poi a far da contorno è la birra australiana servita ghiacciata, ci vuole poco per entrare in sintonia e per capire che si prospettano giorni intensi di radio e vita in comune, affrontando i mille imprevisti di ogni spedizione e le tante piccole soddisfazioni.

VK9LA - Lord Howe Island 2009
A volte per sistemare un’antenna capricciosa il metodo è piuttosto… diretto! (© Stan SQ8X)

Perché come sostengono Bob N2OO e San K5YY (entrambi old-timer di provata capacità ed esperienza), una Dxpedition si deve fare innanzitutto per sé stessi e per arricchire un proprio bagaglio personale di esperienze, all’insegna del piacere e del divertimento. Ed è forse proprio questa consapevolezza che ha aiutato il gruppo nelle fasi più difficili, soprattutto quando le condizioni meteo e le problematiche di natura tecnica hanno reso onore al sempre attuale Murphy e alla sua scienza esatta: l’imprevisto. Ma è anche merito degli Australiani se questa consapevolezza si declina in quel “don’t bloody worry about it” che quasi sempre ci ha ridato il sorriso e l’ironia giusta per passare sopra a quelle piccole avversità che fanno da condimento saporito a questo tipo di esperienze.

E dal punto di vista operativo è stato un atteggiamento via via più rilassato che ci ha permesso di gestire situazioni anche critiche, con un pile-up che sin dalle prime ore si è rivelato molto intenso.

Zooropa

Sono rimasto piacevolmente sorpreso nel toccare con mano quello che più spesso e a buona ragione viene definito come “EU-zoo”. Dico piacevolmente sorpreso perché l’indisciplina al limite della scorrettezza è di casa un po’ dappertutto, nel vecchio continente: è sicuramente “confortante” vedere che non sono certo solo i “mediterranei” a comportarsi in un certo modo e che il malcostume è purtroppo molto diffuso. E se c’è una cosa di cui un operatore dall’altra parte della barricata non si accorge è il QRM. Molti amici mi hanno più volte scritto e raccontato che durante le aperture in 40 metri – ad esempio – il nostro segnale veniva costantemente coperto da quelli che chiamo “mitraglieri”, ossia quelli che piazzano le interminabili file di punti o gli accordi isofrequenza. E’ impossibile accorgersi o cercare di prevenire i disturbi, anche in presenza di un feedback costante da parte di un eventuale stazione pilota. La strategia che paga di più è l’indifferenza. Nel senso che continuare dritti per la propria strada e continuare a macinare QSO prima o poi dissuade proprio i disturbatori, che vedono inefficace l’azione di disturbo.

VK9LA - Lord Howe Island 2009
San K5YY, piuttosto provato durante il pile-up in fonia. (© Stan SQ8X)

Consigli di un Old-Timer

Gli ultimi duecento metri di camminata nella notte sono in salita, una salita ripida che attraverso la foresta delle kentiae sale verso il bungalow dove alloggia la nostra stazione. Il passo più lento e difficoltoso mi fa ripensare alla primissima notte di pile-up: il battesimo del fuoco in 40 metri, con segnali davvero forti da Asia ed Europa. Dando il cambio a Bob e mettendo la cuffia mi sono ritrovato a guardare istupidito il display dell’IC7000, mentre infuriava una selva di segnali indistinti che battevano nelle orecchie. Di fronte alla mia perplessità e di fronte alla sensazione di avere improvvisamente dimenticato come si fa telegrafia, Bob N2OO mi ha mostrato la via per uscire dall’intorpidimento mentale: filtro stretto, movimento del VFO costante e regolare, guadagno RF ridotto all’indispensabile. Devo ammettere che tutto ha cominciato a prendere una forma diversa, fino a che mi sono sentito davvero a mio agio con un apparato che onestamente definirei molto valido. La ICOM America Inc. ci ha infatti fornito quattro IC7000, che collegati ad altrettanti amplificatori e antenne “classiche” (filari, yagi, verticali e una ottima tribanda australiana TET), hanno offerto prestazioni eccellenti, con una resa del DSP al di sopra delle mie aspettative. Senza contare poi l’affidabilità dei lineari ACOM, che ci ha offerto anche assistenza in tempo reale via mail.

VK9LA - Lord Howe Island 2009
Io con Bob N2OO (arcinoto QSL manager e spedizioniere) e Viki SV2KBS (una delle più conosciute YL del panorama DX), poche ore prima del QRT finale.

Nonostante la riluttanza dei più “conservatori”, interfacciare PC e radio per la gestione dei log e del CW si è rivelato indispensabile. Concepire una spedizione di un certo livello “a mano” non ha praticamente senso. Penso che questo sia stato un aspetto molto gradito da parte anche di chi non aveva – alla partenza – dimestichezza con il PC. Per alcuni, stando alle loro parole, si è aperto un nuovo modo di vedere le cose.

Un bilancio finale

Il bilancio finale non può prescindere da tutto quell’insieme di conoscenze tecniche e operative che ho portato a casa dopo la spedizione. Un bagaglio arricchito dall’aver conosciuto persone e radioamatori provenienti da realtà diverse che hanno saputo dare un contributo personale inestimabile. L’amicizia che ora mi lega ad alcuni membri del team è un’eredità preziosa che sta per importanza allo stesso livello di tutto quello che ho imparato sul “pile-up handling” o su come sfruttare al meglio l’ambiente circostante per ottenere risultati accettabili con il setup. E indimenticabili saranno le cene, a base di birra locale e barramundi, momenti in cui il confronto di idee e di esperienze ha scritto una pagina importante della mia crescita personale. A maggior ragione se questa è stata la mia prima assoluta, che mi auguro possa avere riedizioni future. L’altro bilancio, quello dei numeri, dice che abbiamo effettuato circa 30.000 QSO in tutte le bande e in tutti i modi, di cui un terzo in telegrafia. Collegare i miei amici in CW in 40 metri mi ha regalato un’emozione indescrivibile e questo di per sé mi rende infinitamente felice. Considerando il minimo propagativo e un ambiente RF un po’ ostile, penso possa essere un risultato soddisfacente. Ancora di più lo sarà se Lord Howe scenderà dall’attuale 62° posto nella classifica dei most wanted!

Tutto sommato era nostra intenzione dare una nuova entità a molti appassionati cacciatori DXCC e ci auguriamo di esserci davvero riusciti. E se qualcuno è rimasto deluso – inevitabilmente – sappia in cuor suo (come direbbe Shakespeare) che non s’è fatto apposta…

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Qualcuno non sembra curarsi troppo di noi e se ne va indisturbato per la spiaggia: a Lord Howe i veri intrusi siamo noi esseri umani.

 

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(Articolo pubblicato su Radio Rivista 9/2009)

 

La stessa spedizione è stata presentata al Meeting del Ponente Ligure di Sanremo (Villa Nobel) nel luglio 2009 e alla ARI DX Convention di Bologna (Villa Marconi – IY4FGM) nel settembre del 2010.  VK9LA – Presentazione